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Come fa Messi?


Un campione vero lo costruisce l’ambiente in cui vive. È questo che emerge da Messi, film di finzione ma anche documentario di Alex de la Iglesia sul 10 del Barcellona presentato nelle Giornate degli autori al Festival di Venezia, un’opera piena di stili diversi (ci sono scene della sua vita ricostruite con attori, come un film biografico, e interviste come un documentario più molto materiale di repertorio rarissimo) che narra con precisione e dovizia di particolari come Messi sia diventato Messi. Come è stato possibile che un bambino bravissimo a calcio già a 6 anni sia riuscito in poco più d’una decade a diventare uno dei più grandi campioni di sempre? Cosa ha impedito che si perdesse per strada, come è stato migliorato e cosa è stato necessario fare?

È difficile definirlo solo un documentario sportivo, perchè se nella prima parte il racconto dell’infanzia e della formazione del piccolo Lionel è abbastanza accademica, tra aneddoti dei compagni d’asilo, pareri delle maestre delle elementari (bellissimo il vanto di quello di educazione fisica) ed episodi spiattellati dai primissimi allenatori che l’hanno avuto, nella seconda si passa a una vera e propria dissezione.

Lionel Messi giocava sempre con bambini almeno due anni più grandi di lui e dribblava come oggi, lo si vede nei molti video girati dal padre che sembrano dei fake per come sono incredibili. Un bambino piccolo con la padronanza di tocco del pallone di un ragazzo. In una serie di scene abbastanza brutte (sembra una fiction italiana) vediamo anche la nonna e lo struggente racconto di un bimbo che sogna un grande domani.

Come noto Lionel Messi ha un problema all’ormone della crescita, rischia di rimanere troppo piccolo e non sviluppare. I genitori cominciano la “costruzione del campione”. Nonostante non navighino nell’oro decidono di fare sacrifici per sottoporlo alla cura prescrittagli dall’endocrinologo: un’inieizione al giorno, tutti i giorni per tutta la fase dello sviluppo. La spesa è tale che ad un certo punto il padre di Lionel decide di girare per club, proponendo il figlio e ponendo come condizione per l’acquisto il fatto che la squadra paghi tutto, dall’alloggio per la famiglia fino alle medicine (e ha solo 14 anni!). Tra le molte solo il Barcellona accetta, anche se dopo un anno di tira e molla.

Questo porta alla seconda parte, quella in cui il documentario ingrana che racconta la fase nota della storia di Messi, ovvero da quando entra nel Barcellona. Le testimonianze diventano quelle di nomi come Cruyff e Menotti, dei giornalisti dei principali giornali sportivi spagnoli, degli allenatori delle diverse nazionali argentine e dei compagni di squadra che sono cresciuti con lui nelle giovanili (Piquè, Mascherano, Iniesta…). Di goleador pazzeschi ne hanno visti molti ma quasi nessuno è poi diventato un calciatore davvero.

Messi è bravissimo ma silenzioso, non è un leader, se ne sta in disparte, è gracile e lo buttano giù come niente (quando lo prendono). Il Barcellona fa fruttare l’investimento, lo sottopone ad un allenamento muscolare mirato che ne aumenta di moltissimo la massa (racconta il medico come), così che nessuno lo butti giù, gli insegna a non farsi fregare perchè più basso ma a sfruttare l’essere piccolo nei contrasti (il bacino dell’avversario è il punto spostando il quale si perde l’equilibrio e su quello deve giocare, come spiega Cruyff), infine quando l’atleta è maturo lo sbarco in prima squadra e l’aiuto di altri campioni come Ronaldinho.

Ma non basta, perchè Messi possa essere Messi ogni giorno (e non come Maradona, che era Maradona solo in qualche partita, come ricorda Menotti) il Barcellona cambia la squadra e vende chiunque non sia perfetto per lo schema “tutto intorno a Messi”, incluso Ronaldinho. Il risultato è il campione che conosciamo, 4 volte pallone d’oro e vincitore assieme al Barcellona di tutto quello che si può vincere. Gli manca solo una cosa, ed è il motivo per il quale tutti i presenti concordano che non lo si possa paragonare a Diego Armando Maradona (per quanto per rendimento, trofei e tecnica gli sia superiore): l’epica. Messi è “l’argentino che preciso e coscienzioso che vorremmo essere, Maradona quello rumoroso e incasinato che siamo”. Maradona è un trascinatore che porta squadre operaie a vincere contro quelle dei padroni del Nord umiliandole con prestazioni poetiche, è uno che batte gli invasori con gol di mano e di dribbling. Messi invece è, solo, un grandissimo calciatore.

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